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È possibile comprendere la Bibbia razionalmente? – parte 1

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Le persone insoddisfatte della continua rivalità con altre persone e della costante ricerca di nuovi traguardi, a volte iniziano a cercare linee guida che aiutino a trovare il giusto, nuovo modo di vivere.

All'inizio, spesso lo cercano in vari testi tradizionali ben noti che parlano di mondi diversi e di un diverso modo di vivere. La Bibbia è una raccolta di tali testi. Sfortunatamente, i tentativi di comprendere letteralmente le storie in essa contenute di solito portano fuori strada, a causa delle apparenti contraddizioni, ambiguità e incongruenze contenute in essa. Questo è il motivo per cui ci sono stati così tanti tentativi di leggere la Bibbia in altri modi, compresi gli sforzi per trovare una chiave speciale utile a decodificare le informazioni segrete che potrebbe contenere.

Una persona comune, che non conosce alcun codice segreto, può oggi trovare nella Bibbia un'ispirazione per iniziare un nuovo percorso di vita? Cercheremo di dimostrare che ciò è possibile solo con l'utilizzo del pensiero razionale ordinario e alcune conoscenze di base supportate da una sensibilità esoterica.

Lo faremo con l'esempio di due parabole molto famose: la parabola dei talenti e quella delle nozze di Cana in Galilea. Molto spesso vengono interpretate quasi alla lettera e alcune parti scomode sono semplicemente ignorate. Intendiamo dimostrare che non devono essere ignorate e che, di fatto, sono la chiave per un'interpretazione razionale di questi testi.

Va aggiunto qui che la funzione di queste parabole è multidimensionale e non può essere limitata alle spiegazioni fornite di seguito, le quali hanno solo lo scopo di mostrare che alcune parti della Bibbia possono essere comprese in un modo del tutto naturale e stimolante, che non è necessariamente letterale.

Useremo un certo modo di pensare che utilizza l'analogia (potrebbe essere chiamato pensiero associativo o contestuale). Il suo scopo non è studiare la realtà e trarre conclusioni analitiche al fine di raggiungere una qualche forma assoluta di verità, ad esempio la verità storica sugli eventi descritti nella Bibbia. Miriamo invece a stimolare la conoscenza interiore (che potremmo chiamare la conoscenza dell'anima) presente in ogni essere umano.

Forniremo esempi di tali associazioni che possono aiutare il cercatore ad integrare queste parabole nella sua concezione del significato dell'esistenza. Ciò dovrebbe alla fine condurre a una corretta percezione della fede nella propria mente, che è l'appello di un Padre Inconoscibile [1].

Questo appello ci viene spiegato dal Figlio con l'aiuto della nostra anima. Percepiamo questa spiegazione come la conoscenza del cuore.

L'appello contiene un'idea che deve essere realizzata da un essere umano. Di solito è sentito come un impulso a cercare il vero scopo dell'esistenza, ed è difficile da definire con precisione. L'attenzione consapevole su questo impegno è talvolta chiamato orientamento inequivocabile ed è simboleggiato dal corno dell'unicorno.

Cominciamo con la parabola apparentemente più semplice dei talenti contenuta nel Vangelo secondo Matteo (25: 14-30). La raccontiamo in una forma breve e semplificata.

Un uomo, prima di partire per un viaggio, diede una parte della sua fortuna a tre servi. A uno diede cinque talenti, a un altro due e al terzo uno. I primi due raddoppiarono la ricchezza ricevuta e il terzo nascose il suo talento per non perderlo. Al suo ritorno, il padrone di questi servi ricompensò i due che avevano moltiplicato quanto avevano ricevuto e punì il terzo servitore per essersi dimostrato indolente.

Si ritiene giustamente che la storia lodi ogni tipo di iniziativa, sia che si tratti di questioni terrene (due talenti simboleggiano un'anima concentrata sulla lotta nel mondo dialettico, con i suoi valori opposti di bene e male) o spirituali (cinque talenti designano un pentagramma, che è un simbolo dell'anima che cerca il contatto con lo Spirito). Rimprovera, tuttavia, la passività e la timidezza.

In molte lingue europee esiste una parola con ortografia uguale o molto simile che ha lo stesso significato della parola italiana “talento”, che significa anche una predisposizione innata, un'attitudine. Se ne deduce quindi che questa storia incoraggi il riconoscimento e lo sviluppo delle proprie capacità.

Se siamo principalmente interessati alle nostre possibilità spirituali, allora la parabola può essere intesa come un promemoria della necessità di entrare immediatamente nel sentiero dello sviluppo interiore; un invito a non aspettare un momento più opportuno e a non nascondere il proprio talento spirituale, ma a cercare di moltiplicarlo. Tuttavia, la domanda è: come farlo in modo efficace?

Ricordiamo che il talento (Latino talentum, dal Greco tálanton – peso) era la più grande unità di misura di quantità e di denaro usata in Assiria, Babilonia, antica Grecia e Palestina, principalmente per pesare oro o argento. Così, i servi della parabola ricevettero la loro parte di fortuna misurata nella unità più grande di quel tempo.

Si ritiene che un talento corrispondesse a circa 34 chilogrammi. Si può quindi presumere che fosse una quantità significativa di oro (energia dello spirito) o argento (forza dell'anima). Nasce così l'associazione tra i talenti della parabola e i potenti impulsi dell'anima e dello spirito. La nostra personalità li interpreta come un pressante bisogno di ricerca del giusto scopo della vita.

I servi ricevettero queste enormi risorse energetiche in una forma che consentiva loro di comunicare con gli altri. I primi due le moltiplicarono attraverso una sorta di scambio e furono ricompensati. Dimostrarono quindi la capacità di accettare le convenzioni sociali esistenti e di usarle abilmente per scopi superiori. Il terzo, invece, è stato rimproverato e punito perché ha avuto paura di tale attività o non ha voluto lavorare nella realtà esistente. In questo caso, un talento può significare concentrarsi solo su se stessi ed evitare un legame più stretto con altre persone, perché ciò può causare vari inconvenienti oppure le regole sociali sono semplicemente troppo fastidiose.

Più precisamente, i cinque talenti indicano una situazione in cui, sotto l'influenza di ispirazioni ricevute, siamo in grado di agire a livello dell'anima insieme agli altri e secondo le norme vigenti. Questo ci ricorda un principio ben noto (Matteo 22, 21): Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare; e a Dio quello che è di Dio

Due talenti simboleggiano lo stato in cui lavoriamo insieme ad altri, ma gli effetti della nostra attività sono sostanzialmente limitati al livello del mondo ordinario e dei suoi problemi. Ma anche questa fatica apparentemente ordinaria sarà ricompensata e moltiplicata se condotta in giusta armonia con le forze che emanano da queste altre dimensioni dell'anima e dello spirito.

Mentre un talento corrisponde a una situazione in cui, sotto l'influenza degli impulsi ricevuti, qualcuno si ritira in se stesso ed evita la cooperazione con gli altri, per paura che ostacolino il suo sviluppo interiore. Queste persone cercano  il contatto con le energie spirituali da sole, per conto proprio. Quindi le energie ricevute vengono alterate nel tempo, il che porta alle conseguenze descritte nella parabola dei talenti, cioè alla perdita dell'ispirazione ricevuta.

Dove può essere effettuato il corretto scambio di energie spirituali? Il contatto con una scuola spirituale facilita notevolmente questo lavoro, perché è un luogo in cui si concentrano le persone impegnate in un'autentica trasformazione interiore.

 

Da continuare nella parte 2


[1] Secondo Max Heindel, il Supremo Iniziato del Periodo di Saturno è definito il Padre, "che nessun uomo ha mai visto", ma che è stato rivelato nella "Luce del Mondo". Il Figlio è il Supremo Iniziato del periodo del Sole. Gli esseri che erano umani durante il periodo di Saturno sono chiamati i Signori della Mente. Le persone del periodo solare sono ora conosciute come Arcangeli. Per amor di completezza, aggiungiamo che il più alto iniziato degli esseri umani del periodo della Luna è chiamato Spirito Santo (o Geova); questi esseri sono ora conosciuti come angeli. (Max Heindel, Framassoneria e Cattolicesimo, Jupiter Edizioni, 1990)

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