Eye of Horus

Guardando il cinghiale nero – Parte 2

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(Vai a Parte 1)

Una scintilla di Spirito

Nel capitolo 16 del libro "I Misteri Gnostici della Pistis Sophia" di Jan van Rijckenborgh leggiamo:

“Seguendo il consiglio che mi fu dato con una saggia intenzione, mi avvicinai alla facoltà di mantenere la mia attenzione costantemente concentrata sull’atomo scintilla di Spirito, e riuscii durante tutte le mie occupazioni giornaliere a fare di questo oggetto del mio costante interesse una presenza costante e vicina. Anche quando le attività sul piano orizzontale occupavano completamente la mia mente, ciò nondimeno io sapevo che l’oggetto della mia concentrazione era presente e attivo in una certa parte del mio cervello”. [1]

L'atomo scintilla di Spirito è il seme – presente nel nostro cuore – del sé divino, dal quale Horus, l'anima celeste in noi, può rinascere e "riprendere coscienza". Decidiamo in ogni momento se scegliere la sobrietà del vero sé o la sua caduta. "Un momento è l'eternità", disse il saggio. Se l'uomo potesse essere tutt'uno con l'attimo, sarebbe eterno. L'uomo, invece, è separato dal presente da un muro di rumori, un muro di illusioni: emozioni, pensieri, fretta, desideri e paure. Fugge dalla quieta consapevolezza; la sua coscienza è in continuo movimento, dispersa, nervosa, alla continua ricerca del futuro o in costante fuga inconscia dal passato. Così, sceglie l'esistenza nel tempo invece della vita nell'eternità.

In ogni momento, però, può iniziare a scegliere diversamente, “mantenendo la sua attenzione fermamente concentrata sull'atomo scintilla di Spirito”. E quando lo vuole, allora:

“Come uno strumento estremamente sensibile registra sensazioni che sfuggono ai sensi, così il nostro essere diventa capace di vedere questo incommensurabile miracolo. (...) Il nostro microcosmo, il nostro piccolo mondo contiene un'anima, una personalità animata, una piccola anima del mondo.”

L'occhio di Horus

In uno degli articoli della rivista Pentagramma è scritto: “I nostri occhi sono strettamente legati agli organi della coscienza. L'occhio destro è correlato alla ghiandola pineale e alla corrispondente area del cervello. L'occhio sinistro, invece, è correlato ai normali processi di pensiero basati sulla logica che hanno luogo in una diversa area del cervello. Il centro della ghiandola pineale è estremamente sensibile alla "luce solare" gnostica (la luce del Sole spirituale, luce del dio Ra).

Tuttavia, l'occhio destro può percepire questa luce gnostica solo quando gli istinti del sé egocentrico sono relegati in secondo piano. Fino a questo punto, l'occhio destro è un servitore di quello sinistro, associato a un pensiero di causa ed effetto sobrio. Si potrebbe dire che l'occhio destro è effettivamente cieco.

Così, colui che non è stato ancora acceso dalla Luce divina è in realtà solo mono occhio e, quindi, unilateralmente orientato alla sopravvivenza nel tempo e nello spazio. La vera visione spirituale diventa possibile quando la ghiandola pineale inizia a ricevere i raggi spirituali di Ra, la forza gnostica della Luce, e comincia a vedere in essa."

Non si tratta, tuttavia, di addestrare la chiaroveggenza con esercizi occulti, ma di raggiungere una tale purezza spirituale per cui questa percezione superiore si innesca da sola.

La croce interiore

L'uomo ha due occhi posizionati orizzontalmente sul viso. Tuttavia, ha anche un paio di altri "occhi" che sono posizionati verticalmente nel corpo. Un "occhio" è la ghiandola pineale menzionata sopra, che permette di vedere il mondo sovra sensoriale e divino. L'altro "occhio" appartiene alla scintilla di Spirito nel cuore, responsabile della percezione intuitiva al di là della ragione dialettica, per vedere Dio in ogni persona, in ogni evento e in tutto ciò che esiste; per la continua gratitudine che è la porta dell'eternità. Quando un uomo, con l'aiuto di questi due occhi verticali, "crocifigge" il suo sguardo terreno, la sua percezione soggettiva della realtà e i suoi pregiudizi, il suo vero io potrà risorgere in lui. Horus riprenderà coscienza.

Schemi

La nostra visione limitata e ristretta ci costringe a muoverci nelle stesse orbite, a camminare su sentieri già battuti. Operiamo secondo schemi, siamo governati da archetipi, un insieme di paure e meccanismi di difesa immutati da secoli. Ad esempio, quando muore qualcuno a noi vicino, ci disperiamo e sperimentiamo il lutto, che ha le sue fasi e la sua durata prevedibili. Quando la persona con cui abbiamo una relazione ci tradisce, il nostro amore si trasforma in odio. Quando abbiamo paura, combattiamo o fuggiamo. Rispondiamo alla malizia con malizia. Ci vendichiamo per il male subito. Quando le cose vanno male, reagiamo con rabbia e frustrazione. Quando abbiamo successo, ci crogioliamo nell'orgoglio e in un senso di superiorità. Quando siamo impegnati nello sviluppo spirituale per diversi anni, iniziamo a comportarci come guru, insegnanti e guide. Mettiamo poi sagge citazioni su varie pagine dei social, arricchendole con le nostre fotografie. In condizioni disumane, cessiamo di essere umani. Abbiamo bisogni la cui privazione porta a risultati ben definiti. Come razza, siamo dolorosamente prevedibili e quindi facili da controllare e manipolare. Non siamo “dèi” fintantoché tutto questo automatismo è presente in noi, fino a quando siamo governati da condizioni esterne e da paure (spesso inconsce).

144.000 con il sigillo

Per liberarci, dobbiamo rimetterci sotto l’influenza delle linee elettriche del mondo divino influenzato dallo Zodiaco spirituale. Il "cinghiale nero", la nostra coscienza terrena, non può percepire e riflettere nella sua vita il movimento armonioso dei corpi celesti. Non solo perché non può alzare la testa, ma anche perché il suo campo respiratorio, nell'atmosfera astrale che lo circonda, pullula di illusioni, forme pensiero, egregori e demoni che distorcono gli impulsi dal regno divino, dal mondo dello Spirito. Lo zodiaco spirituale della dialettica sacra ha 12 aspetti che costituiscono un tutto coerente e indissolubile. In ciascuno dei 12 aspetti ne sono presenti altri 11, e quindi possiamo dire che il numero che caratterizza lo Zodiaco divino è 12x12, ovvero 144. Nell'Apocalisse di Giovanni si trovano le seguenti parole:

“E vidi salire dall'oriente un altro angelo, con il sigillo del Dio vivente. E gridò a gran voce ai quattro angeli, ai quali era stato concesso di devastare la terra e il mare: «Non devastate la terra né il mare né le piante, finché non avremo impresso il sigillo sulla fronte dei servi del nostro Dio». E udii il numero di coloro che furono segnati con il sigillo: centoquarantaquattromila segnati, provenienti da ogni tribù dei figli d'Israele”. (Apocalisse 7: 2-4)

Forse il numero 144.000 si riferisce a un uomo che, dopo essersi unito allo Spirito, è divenuto integro. 144 si riferirebbe alla perfetta attuazione dei 12x12 santi principi, raggi, linee di forza. D'altra parte, tre zeri significherebbero i tre santuari dell'uomo: santuario della testa, del cuore e del bacino i quali, svuotati dall'egocentrismo e dall'oscurità dell'ignoranza, sono diventati specchi cristallini di Dio.

"Disgusto" verso il cinghiale nero

La parola "disgusto" che compare qui dovrebbe essere ben compresa. Il disgusto è un'emozione che nasce dalla sofferenza e genera sofferenza. Siamo connessi a tutto ciò su cui sono puntati i nostri occhi.

Se trattiamo ciò che vediamo con disprezzo, non siamo alchimisti ma vittime della nostra stessa ignoranza. Il "cinghiale nero" è un raggio nei nostri occhi che ci impedisce di percepire la realtà da un alto livello di amore e comprensione incondizionati.

L'energia del nostro sguardo può elevarsi o degradarsi. Il disgusto del cinghiale nero è la comprensione che abbiamo bisogno di eliminare la nostra visione critica, pessimistica, di biasimo e giudizio del mondo. Abbiamo anche bisogno di purificare uno sguardo pieno di avidità, lussuria e pretese. Questi sono aspetti dell'inconscio che oscurano la nostra visione.

"O dèi, disgustiamoci del cinghiale nero, affinché Horus possa essere sano!"

Lasciamoci guidare dalla luce di Ra, il Sole spirituale che splende nel nostro petto. Lasciamoci guidare dal desiderio della nostra dimora spirituale.

 

1. Jan van Rijckenborgh, I Misteri Gnostici della Pistis Sophia, Edizioni lectorium Rosicrucianum, 2019

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