EYE

Guardate i gigli, non filano né tessono

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Questa ben nota citazione dal Vangelo di Luca, capitolo 12, versetti da 22 a 34, ci pone direttamente in uno stato di coscienza di completa resa, opposto a quello di coloro che concentrano la loro attenzione sull’ego e lottano per una duratura sopravvivenza oltre le leggi della vita, senza comprendere che siamo parte di un tutto in cui siamo immersi. Questa illusione di sopravvivenza svanisce quando leggiamo, sempre nel Vangelo di Luca: Chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? 

Se osserviamo l’evoluzione dell’essere vivente sulla terra, come spiegato dalla scienza odierna, vediamo che la comparsa dei vegetali ha preceduto quella degli animali. La scienza esoterica sostiene questa ipotesi. Il mondo vegetale si è sviluppato in uno stato di coscienza eterica. Il suo alimento veniva dal sole e non mancava mai. Ogni giorno la stella padre del Sistema Solare dà liberamente la sua luce e calore, la sua energia vitale, a tutti gli esseri viventi; con essa crescono e si sviluppano i vegetali senza preoccuparsi di cosa mangeranno o indosseranno. Non c’è coscienza ego in quel mondo. I vegetali sono uniti tra loro attraverso le loro radici, comunicano tra loro e formano una unità. La preoccupazione non esiste.

Potremmo dire che il sole dà il suo “amore incondizionato” a tutte le creature, senza escludere nulla o nessuno. Il regno vegetale raccoglie questo amore e lo restituisce sotto forma di cibo e bellezza a tutte le creature circostanti.

In un passo successivo del processo evolutivo, sicuramente nel periodo lunare, la coscienza degli esseri viventi iniziò a concentrarsi sull’individualità, rivolgendosi a sé e avviando una separazione dall’ambiente, necessaria per l’ottenimento della coscienza ego.

La lotta per la sopravvivenza si è sviluppata parallelamente alla coscienza della individualità e al timore di scomparire.

Inizialmente la lotta competitiva fu tra individui di differenti specie: “La mia specie sopravvive, sebbene io muoia, ma a spese della tua specie, che è differente dalla mia”. Giunse però un tempo in cui la competizione ebbe luogo all’interno della stessa specie e individui lottarono tra loro: “Ho bisogno che tu muoia per poter vivere”.

Forse la spiegazione è stata esagerata per facilitare la comprensione dell’idea che vogliamo veicolare. Arriviamo così al periodo della Terra, con la massima concentrazione di materia: densità, cristallizzazione. L’essere umano si sviluppa in queste condizioni di massima individualità con ancor più coscienza ego e un colpevole oblio del fatto che in realtà siamo tutti fratelli e figli dello stesso sole, padre dell’universo.

Cosa accadrebbe se la nostra coscienza fosse una coscienza eterica, simile a quella dei vegetali, ma dopo aver percorso il cammino della coscienza ego, ossia sapendo ora chi siamo e dando il nostro “amore incondizionato” allo sviluppo di tutte le creature, figli e figlie dell’universo, con cui siamo uniti grazie a sottili radici?

Lo stato di resa assoluta, di amore incondizionato verso tutto e ciascuno, ipotizza uno stato di coscienza in cui non vi è spazio per il giudizio verso gli altri. Non sono più “io e gli altri”, ma “tutto in me” o “io con tutti in tutto”.

La lotta per la sopravvivenza diviene assurda quando suppone di andare contro natura; poi prevale la salvezza del mondo e dell’umanità, come parte della divinità.

Cercate innanzi tutto il regno di Dio, e tutto il resto vi sarà dato in aggiunta. Dotatevi di un inesauribile tesoro in cielo dove il ladro non si avvicina e la tignola non corrode. Perché dove è il vostro tesoro, lì è anche il vostro cuore.

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