Adam and Eve

La libertà come prerequisito per la dignità – Parte 1

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La volontà dell'essere umano – libero – o la volontà di un animale – prigioniero?

L'essere umano è caratterizzato dal libero arbitrio e dalla capacità di riflettere. Questo distingue gli esseri umani dagli animali e ha dato loro una posizione in cima alla piramide della catena alimentare. Il materialismo dell'età moderna ha portato con sé anche il confronto degli esseri umani con gli animali e la designazione degli esseri umani come homo sapiens. L’uomo moderno è soltanto la scimmia più intelligente? Una scimmia che ha dominato la natura, l'ambiente esterno. Il dominio esteriore è la via dell'uomo moderno. E il percorso interiore?

Cosa desideriamo?

Desideriamo l'amore. Desideriamo una connessione. Desideriamo la libertà. Desideriamo riconoscimento e dignità. Desideriamo giustizia. Chi non conosce questi desideri del cuore?

Ma quante volte il desiderio puro si macchia del sangue dell'egocentrismo? Un egoismo che non si applica solo al mio "io" ma si estende alla famiglia, al clan, al paese, alla nazione.

La politica globale ha sempre degli obiettivi. Spesso le buone intenzioni sostengono le nostre costruzioni del paradiso terrestre. La pluralità dell'età postmoderna consente l'uguaglianza di tutti gli accessi e la possibilità per tutti i gruppi e gli individui di esercitare i propri diritti. Frammenti dell'unico specchio rotto della verità sono diffusi negli angoli più remoti del mondo e la ragnatela di Internet offre a ogni individuo l'opportunità di essere visto e di essere dimenticato. Tuttavia, il ragno con la sua tela ci tiene tutti avvolti e incatenati, in modo che la libertà sia solo apparente. Il web cresce ogni giorno, così come i suoi tentacoli. L'umanità si sacrificherà nella connessione narcotica della rete? Chi si libererà dalla prigionia della matrice della natura?

Tutte le idee, anche le più belle, sono solo una caricatura della vera Idea che si irradia nel mondo naturale. Tutte le filosofie alla fine rimangono misteriose e incomprese perché non riusciamo a vederle nella loro totalità e quindi come sono realmente.

Idee politiche come diritti umani?

Diamo un'occhiata allo sviluppo storico delle idee politiche. Il periodo dell'Illuminismo ha visto la creazione di documenti costituzionali associati all'emergere dei diritti umani, inclusa una serie di libertà civili e uguaglianza davanti alla legge. Esempi includono la Dichiarazione d'Indipendenza (1776 negli USA) e la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino (1789 in Francia, a seguito della Rivoluzione). Potrebbe sembrare che in quell'epoca di disincanto nei confronti delle fantasie religiose e della superstizione, i rapporti politici fossero molto vicini alla libera religio, come dimostra l'esistenza di numerose associazioni rosacrociane e massoniche.

Fermiamoci ora nella Germania del dopoguerra, dove il 23 maggio 1949 è entrata in vigore una nuova costituzione, comune a tutti i paesi, la cosiddetta Grundgesetz (Legge fondamentale). Dopo le sofferenze della guerra venne una ondata di umanesimo cristiano che si è via via manifestato in tutto il mondo occidentale ed è ancora un modello per il diritto costituzionale in tutto il mondo, soprattutto per molti Stati asiatici (es. Giappone), e per citarne alcuni altri: Israele, Sud Africa, Stati Uniti e molti paesi del Sud America, e alcuni Stati post-comunisti (Repubblica Ceca, Slovacchia e Polonia). L'articolo 1 della Grundgesetz, molto attraente e stimolante, afferma, tra altre cose: "La dignità umana è inviolabile". I commenti alla Grundgesetz cercano di spiegare il concetto di dignità umana come enunciato nell'articolo 1, e le sue radici storiche e filosofiche.

Si identificano due concezioni filosofiche della dignità umana, significativamente ispirate al filosofo rinascimentale Giovanni Pico della Mirandola e a Immanuel Kant. Entrambe le loro concezioni sono autonome, nel senso che si ha dignità indipendentemente dal fatto che ci si comporti moralmente bene o male: la dignità non è determinata da condizioni esterne. Per entrambi la dignità è associata alla libertà. C’è, ovviamente, un contesto completamente diverso per ciascuno di essi. Nessuno dei due intendeva scrivere un'opera esclusivamente dedicata alla dignità umana, e in entrambi la dignità è un termine marginale; infatti, difficilmente si può parlare di concezione.

La concezione kantiana della libertà e della dignità dell'essere razionale

Immanuel Kant lavora con la nozione della dignità dell'uomo razionale, che si applica solo all'uomo noumeno, homo noumenon. Al contrario, l'homo phaenomenon, fenomenico, è un animale razionale e non ha dignità, né diritti né doveri.

La dignità è espressione del valore intrinseco (immutabile) dell'homo noumenon, che è intelligibile, metafisico e non è legato ai sensi e all'empirismo. Questa persona ha razionalità, usando la quale obbedisce volontariamente ai comandi interiori dell'azione morale, agli imperativi. La razionalità assume il controllo della volontà in modo tale che la volontà sia autonoma e non sia influenzata da influenze esterne o elementi interiori non razionali. 

Lo spazio libero è lo spazio del libero arbitrio, che fa dell'homo noumenon un degno membro del regno degli scopi. L’autonomia della volontà è un prerequisito della dignità e aiuta anche l'essere umano a padroneggiare se stesso. Secondo Kant, la libertà è innata, ma la conosciamo attraverso l'imperativo categorico. Per questo Kant parla di leggi e doveri morali. La dignità e la libertà sono legate ai doveri, e non certo alla consueta arbitrarietà umana che molti individui oggi attribuiscono alla tutela dei diritti fondamentali. Per dignità e libertà bisogna nobilitarsi. In questo Kant segue la concezione ancora tradizionale della dignità che ritroviamo negli Stoici (Cicerone: Sui doveri).

La concezione di Pico della libertà e della dignità dell'uomo – quell’ammirevole camaleonte 

Il nipote di Giovanni Pico della Mirandola, Gianfrancesco Pico della Mirandola, si occupò della pubblicazione dell’opera omnia di suo zio, che era solo sei anni più anziano di lui. E così avvenne che nel 1496 l'Oratio de dignitate hominis (Orazione sulla dignità dell’uomo) di Giovanni fu pubblicata postuma nell'ambito dell'opera completa. Dalla pubblicazione dello studio storico elogiativo di Jakob Burckhardt negli anni '20, c'è stata un'enfasi eccessiva sull'approccio umanistico e una generale diffusione della consapevolezza di alcune delle concezioni di Pico sulla dignità dell'uomo. Tuttavia, leggendo il testo di Pico e ad esaminandolo più da vicino, è facile notare che in esso non è contenuto il termine dignità, a parte il titolo che fu aggiunto dopo la morte di Pico dall'editore dell'opera.

Sono ben noti i seguenti brani dell'Oratio de dignitate hominis: "Non ti ho fatto né celeste né terreno, né mortale né immortale, perché di te stesso quasi libero e sovrano artefice ti plasmassi e ti scolpissi nella forma che tu avessi prescelto. Tu potrai degenerare nelle cose inferiori, che sono i bruti; tu potrai rigenerarti, secondo il tuo volere, nelle cose superiori che sono divine". [i]

Solitamente questo testo è inteso dall'uomo di oggi nel senso che la dignità è determinata dalla libertà. Libertà significa dare forma a se stesso, essere ciò che si vuole. Si tratta quindi di libertà di volontà. Ci chiediamo se questa libertà abbia dei limiti? Per alcune persone, questo testo è un incentivo a fare finalmente quello che vogliono. E così l'umanità ha intrapreso il suo cammino di materializzazione e di autoaffermazione, fino ai concetti liberali di oggi. Ma d'altra parte, c'è davvero qualcosa di molto potente in questo brano. L'immagine della libertà assoluta e dell'umanità dignitosa lampeggia davanti ai nostri occhi. È come se delle trombe suonassero un messaggio profondo per l'uomo. È come se si sentisse di avere molti strati di sé stessi e che qualcosa di intimo e di nucleare fosse nascosto, e che la struttura dei singoli strati e involucri non potesse essere confusa. Questo messaggio è affidato all'anima spirituale, cioè non all'involucro del corpo, né all'anima, l'involucro più sottile della natura. Solo l'anima spirituale, nascosta nel cuore degli esseri umani, è in grado di decifrare questi codici.

Se leggete l'intero primo libro De dignitate hominis, allora nel contesto degli altri passaggi potete vedere che c'è un messaggio nascosto per l'anima spirituale sulla sua libertà e dignità spirituale, saggezza e bellezza

Pico descrive i momenti della creazione dell'uomo nell'ambito della sfera spirituale, nella corte sovramondana, e scrive: “Stabilì finalmente l'ottimo artefice che a colui, cui nulla poteva dare di proprio, fosse comune tutto ciò che singolarmente aveva assegnato agli altri. Accolse perciò l'uomo come opera di natura indefinita e postolo nel cuore del mondo così gli parlò: «Non ti ho dato, Adamo, né un posto determinato, né un aspetto tuo proprio, né alcuna prerogativa tua, perché quel posto, quell'aspetto, quelle prerogative che tu desidererai, tutto appunto, secondo il tuo voto e il tuo consiglio, ottenga e conservi. La natura determinata degli altri è contenuta entro leggi da me prescritte. Tu te la determinerai, da nessuna barriera costretto, secondo il tuo arbitrio, alla cui potestà ti consegnai."

Da questo passaggio si può vedere che la libertà e la scelta vengono date all'Adamo spirituale all'interno del processo di creazione. Ma questo non deve essere inteso come un processo avvenuto in qualche momento e da qualche parte, ma come una sfida per noi stessi. Far rivivere in noi l'Adamo spirituale e così forse sentire la sua libertà e dignità, la libertà delle leggi dello spirito in unità con l'idea della creazione. Oppure, al contrario, scegliere a piacimento di degenerare in uno stato animale, vegetale o minerale. Questo può essere inteso principalmente come coscienza cristallizzata, una vita vegetativa confortevole con preoccupazione per la nuda sussistenza, oppure coscienza soggetta a passioni, sensi, aggressività e paura come nel regno animale. Questi sono aspetti della nostra coscienza e sta a noi dar loro sfogo nella vita. Pico, invece, scrive di rigenerazione e ascensione, nel senso che una persona può scegliere di ascendere, può desiderarlo, ma è poi la grazia divina che viene a incontrare il nostro desiderio.

In Heptaplus, Pico, ad esempio, dice: "[...] dall'uomo cadiamo nella bestia, per grazia siamo nuovamente ridestati, e dall'uomo siamo adottati a figli di Dio".

La scelta di una persona dipende dalla sua attività quotidiana. Pico lo descrive con l'immagine dei semi: "Nell'uomo nascente il Padre ripose semi d'ogni specie e germi d'ogni vita. E secondo che ciascuno li avrà coltivati, quelli cresceranno e daranno in lui i loro frutti. E se saranno vegetali, sarà pianta; se sensibili, sarà bestia; se razionali, diventerà animale celeste; se intellettuali, sarà angelo e figlio di Dio. Ma se, non contento della sorte di nessuna creatura, si raccoglierà nel centro della sua unità, fatto un solo spirito con Dio, nella solitaria caligine del padre, colui che fu posto sopra tutte le cose starà sopra tutte le cose.”

Forse in un'epoca intellettuale ci aspetteremmo che l'intellettualità conduca l'anima spirituale all'umanità. Ma Pico risponde che diventerai un angelo o un figlio di Dio. L'intelletto dà all'uomo le ali per prendere il volo. E la filiazione di Dio appare come il punto di arrivo della rigenerazione dell'uomo. Tuttavia, perché Pico dovrebbe continuare nel testo? Scrive di uno stato di insoddisfazione, seguito da un ritiro nel proprio centro. Quale centro? Il concetto di Pico è cosmologico e nel Rinascimento l’uomo era definito un piccolo cosmo, un microcosmo. L'uomo deve volgersi al centro del suo microcosmo, cioè all'interno dell'anima spirituale. Il fatto che si tratti di un personaggio spirituale suggerisce che Pico stia scrivendo di essere diventato un solo spirito con Dio nelle tenebre solitarie del Padre.

Questo non è uno stato di mera filiazione, ma l'unione spirituale con Dio. È una celebrazione della maturità spirituale. Lo spirito che risveglia e vivifica nel microcosmo è uno con Dio, non solo un figlio, non solo un'immagine di Dio, ma una qualità di Dio che è al di sopra di tutto. In Lui c'è libertà e dignità, e anche "tenebre solitarie", perché qui lo spirito non è aggiogato alle leggi. La solitudine consiste nel fatto che si tratta della vita e della coscienza in una sfera qualitativamente diversa (campo di forza). Forse è la libertà del vangelo (libertas evangelii) che ci annuncia la Fama Fraternitatis, quando colloca anche il giogo apparentemente contraddittorio della legge (legis jugum) tra gli assiomi dei Rosacroce. Tenebre, forse perché apparentemente non c'è nulla che sia vita ordinaria e nulla che significhi il cammino spirituale, cioè il processo di elevazione, di rigenerazione, come scrive Pico. Ecco un quadro più fondamentale e una qualità completamente diversa, che non può essere acquisita con un semplice sviluppo, evoluzione, ma piuttosto con una rivoluzione interiore e una trasformazione fondamentale. È l'oscurità dell'inizio della creazione, dove tutto è allo stadio embrionale e dove l'energia della creazione è molto attiva. In senso figurato: fuoco spirituale o oro alchemico. Per questo Pico scrive: "Chi non sarebbe pieno di ammirazione per questo camaleonte che è l’uomo".

La libertà porta dunque all'umanità e alla dignità, ma è libertà dello spirito. È sia la libertà che la dignità fanno parte del dominio dell'iperfisica, l'area dello spirito. Se un essere umano non è fondamentalmente trasformato secondo le leggi dello spirito, allora non può comprenderlo o appropriarsene, e quindi non può esserci perfezione duratura nel regno dell'anima (metafisica) e del corpo (fisica). Pertanto, la maggior parte degli sforzi umani e culturali sono soltanto un percorso verso la vera libertà e dignità. Senza il percorso, non sarebbe possibile.

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[i] Pico della Mirandola, Giovanni: Oratio de dignitate hominis

 

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