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La Neutralizzazione del Sé – Un concetto razionale?

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Gli insegnamenti gnostici parlano spesso di “auto-neutralizzazione”, “morire del sé”, “mettere a tacere l'io”, e processi simili che possono sembrare abbastanza radicali da indurci a mettere in dubbio, almeno inizialmente, la razionalità di una tale azione. 

Anche coloro che hanno familiarità con questi concetti e credono di capirli abbastanza bene, possono, nello sperimentare la difficoltà della loro attuazione, nutrire pensieri come “e se...” In realtà, non c'è alcuna difficoltà; ma questo non è il nostro argomento, per ora...

Possiamo vedere un'interessante conseguenza storica del fraintendimento di questo processo quando prendiamo l'esempio di come la Chiesa Cattolica Romana ha interpretato il processo di “endura” dei Catari, cioè come un suicidio rituale. Non potrebbero, tuttavia, essere più lontani dalla verità. Comprendere questo è anche legato alla nostra comprensione della vita in generale, e ai modi in cui uno può servire la sua universalità. Perché, ad esempio, sia la filosofia cristiana classica sia quella gnostica cinese dicono con una sola voce: "Coloro che amano la loro vita in questo mondo la perderanno. Coloro a cui non importa nulla della loro vita in questo mondo la conserveranno per l'eternità"? [1]   

Molto è stato scritto su questo argomento nella letteratura spirituale, ma possiamo trovare qualche riferimento ad esso nella moderna "scienza dell'anima"?

In psicoanalisi una delle definizioni più usate del carattere di una persona è che esso "rappresenta un insieme di certi meccanismi psicologici di difesa, cioè approcci individuali per affrontare gli stati di dissonanza e di ansia." [2]

Infatti, la dissonanza e l'ansia sono presenti e si accumulano fin dalla prima infanzia come risultato del conflitto tra gli istinti di autenticità e il bisogno personale di convalida. Ciò significa, da un lato, la possibilità di esprimere liberamente le nostre reazioni ed emozioni, mentre dall'altro, il bisogno di essere accettati e approvati, in primo luogo dai nostri genitori e poi dal nostro ambiente sociale allargato.

Un effettivo accordo tra queste due forze opposte all'interno della psiche umana è impossibile. Ecco perché, nel tentativo di conciliarle, accumuliamo difese psichiche che nel tempo costruiscono il nostro carattere. Di conseguenza, anche la più sofisticata e intricata concezione filosofica dell'uomo, della vita e del mondo, in sostanza, si porta dietro e riflette il carattere dell'autore.  È la razionalizzazione del suo personale atteggiamento nei confronti delle cose, dei risultati di ciò che ha accumulato, dei meccanismi che la sua psiche ha costruito per sentirsi protetta.

Definiamo questo accumulo di esperienze come “io”, o “sé”. Questi processi continuano normalmente per tutta la vita, semplicemente perché sono un prodotto del nostro istinto di autoconservazione. E a causa di ciò, non ci permettiamo di guardare più a fondo nelle nostre convinzioni, e vedere la paura o il desiderio che sono le fonti di una o dell'altra delle distorsioni risultanti nella nostra vita.

Tuttavia, mettere da parte i nostri meccanismi di difesa psichica ci permetterebbe di vedere una parte di noi stessi come mediocre, e quindi di rinunciarvi. E questo non avviene con angoscia, ma con un senso di gioiosa liberazione. Questa è la conoscenza di sé nella sua forma iniziale.

Sembra che perfino per i primi passi della conoscenza di sé si debba almeno parzialmente superare il muro della propria autoconservazione. Lasciando andare alcuni dei nostri condizionamenti mentali, si libera in noi uno spazio puro e vuoto, e il cammino spirituale può iniziare. E così via.

Niente di reale può morire. Solo ciò che è falso muore. Ciò che è artificiale in noi ha davvero bisogno di essere neutralizzato, affinché la Verità ci guidi verso se stessa. Ecco perché l'apostolo Paolo dice: "Io muoio ogni giorno" [3],in adempimento della chiamata di Giovanni: "Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri.[4]

Speriamo di imparare a camminare sempre meglio su questa via!


[1] Estratto dal ben noto verso di Giovanni 12:25; questo è anche il significato della parte finale del capitolo 55 del Tao Te Ching, almeno in alcune traduzioni.

[2] Nancy McWilliams, La diagnosi psicoanalitica.

[3] 1 Corinzi 15:31.

[4] Luca 3:4.

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