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Mito di Narciso

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Nel Convivio, la sua più importante opera filosofica in volgare, Dante parla  (al Cap. 1 del Secondo Trattato) di quattro “sensi” o livelli di lettura con cui si possono affrontare i miti o i testi sacri: un primo livello o lettura letterale, un secondo livello o lettura allegorica, un terzo livello o lettura morale e un quarto livello di lettura che Dante chiama anagogico o sovra sensoriale e che noi diremo gnostico.
Cercheremo di presentare all’attenzione del lettore questi quattro livelli in relazione al mito di Narciso.

La lettura letterale più accreditata è quella di Ovidio Publio Nasone descritta nelle sue “Metamorfosi”, Citiamo:

 “Narciso era un giovane così bello che tutti, uomini e donne, s’innamoravano di lui; egli però non se ne curava, anzi preferiva passare le giornate in solitudine, cacciando. Tra le sue spasimanti la Ninfa Eco, costretta a ripetere sempre le ultime parole di ciò che le era stato detto; era stata infatti punita da Giunone perché la distraeva con dei lunghi racconti mentre le altre ninfe, amanti di Giove, si nascondevano.

Quando Eco cercò di avvicinarsi a Narciso questi la rifiutò. Da quel giorno la ninfa si nascose nei boschi consumandosi per l’amore non corrisposto, fino a rimanere solo una voce. Infine, poiché un amante rifiutato chiese a Nemesi di vendicarlo, Narciso fu condannato a innamorarsi della sua stessa immagine riflessa nell’acqua. Egli si lamentava poiché non riusciva a stringerla né a toccarla e i suoi lamenti venivano ripetuti da Eco. Una volta resosi conto dell’accaduto, Narciso si lasciò morire struggendosi inutilmente; quando le Naiadi e le Driadi vollero prendere il suo corpo per collocarlo sul rogo funebre, trovarono al suo posto un fiore cui fu dato il suo nome.”

La lettura allegorica tradizionale presenta sempre un quadro negativo del mito riferendosi al culto di se o narcisismo . Anche in una certa area dell’esoterismo il mito viere associato alla caduta dello spirito che resta imprigionato nella materia.

Invece nella lettura “morale” come ben presentato in uno scritto di una loggia massonica svizzera il quadro cambia. Citiamo:
Mentre la precedente interpretazione sembrerebbe conferire un carattere mistico alla leggenda (Narciso nello stato di torpore), in una seconda versione, la stessa assumerebbe una valenza profondamente iniziatica, pertanto attiva e partecipe del Soggetto, dove i concetti di “bellezza” e “morte” assumono connotazioni molto diverse da ciò che generalmente si é abituati a pensare.

In questa seconda interpretazione, la Bellezza scoperta da Narciso, in fondo, non ha più nulla a che fare con la bellezza legata alla forma, alla staticità, alle apparenze, all’orpello che decora il ben più importante soffio della nostra anima. Narciso, specchiandosi nell’acqua e intuendo l’impossibilità di quell’amore, scopre in tal senso una Bellezza leggera, a-corporea, una sorta di estasi determinata dalla scoperta di territori fantastici ed inesplorati, dove i fattori tempo, causalità e spazio vengono annientati da una totale fusione tra l’Essere e la Natura, in un momento di estasi e di pura magia; un territorio dove la forma cede il passo alla Sostanza e, per lo stesso motivo, dove l’Io dell’autoaffermazione di freudiana memoria diventa, come se fosse un incanto, la consapevolezza del Sé.

La morte iniziatica…….
……Questo concetto di morte, ovvero la morte iniziatica, in altri termini, rappresenta la fonte e l’origine del sentimento di fratellanza, l’unità che contraddistingue l’Ordine Iniziatico e ne costituisce l’obiettivo primordiale: siamo tutti in uno. Non vi è più quindi differenza tra l’uno e l’Altro, ma viene costituita una nuova unità composta da molteplici manifestazioni della stessa sostanza. L’Io dell’autoaffermazione, nella morte iniziatica, diventa così il NOI della fratellanza e dell’Amore universale.

Prima di passare alla lettura “anagogica” occorre ricordare i tre tipi di amore secondo la tradizione pitagorico-platonica e cioè. Eros, Philos e Agape.

Eros è l’amore carnale, sensuale, egoico la più bassa forma di amore, mentre philos è l’amore per i genitori, i figli, gli amici. tra i coniugi che hanno superato l’eros. la più alta forma di amore dialettico.

Agape è l’Amore spirituale l’amore per il trascendente il tutto dare senza chiedere nulla in cambio. Cercheremo di dare ora una visione da quest’ultimo punto di vista.

Narciso nasce da un accerchiamento acqueo di un Fiume su di una Ninfa.
E’ un predestinato perché indecifrabile tanto che viene sottoposto all’esame di un indovino.
E’ così bello che fa innamorare tutti uomini e donne ma lui li rifiuta.
Significa che rifiuta l’eros perché non gli corrisponde interiormente.

Poi conosce Eco che ben rappresenta il Philos come un essere che ha già avuto le sue disgrazie e quindi suscita commozione e interesse. Ma i due non possono comunicare. Ella, anche se profondamente innamorata, non può parlare e, così, anche questo tipo di amore non fa per Narciso che lo rifiuta.

Allora può intervenire Nemesi che vediamo qui non come una entità vendicativa che vuole castigare Narciso per aver rifiutato Eco. ma esattamente all’opposto come una guida verso la liberazione dell’anima di Narciso in quanto lo riconosce pronto per l’Agape e lo conduce verso uno specchio (acqueo) perché si possa compiere il suo destino .

 Perché acqueo e non uno dei centomila altri tipi di specchi?

Specchiandosi Narciso si avvicina alla sostanza primordiale paterna e questo ci fa pensare al recupero del pre-ricordo.

Così Narciso comincia a vedere ed a comprende chi egli veramente è,  scoprendo il vero senso della vita.

Scopre che la vera bellezza è quella dell’Altro in lui, quell’Altro  che lo specchio delle acque primordiali, dell’acqua viva, gli rendono percettibile.

Narciso finalmente sente e trova l’Amore cui può e deve corrispondere: quello che aveva sempre cercato in se e mai trovato.

E vi si immerge totalmente fino a scomparire, dicendo come Giovani Battista << io devo diminuire perché l’Altro possa crescere  >>.

E’ l’endura.

Il primo passaggio verso la trasfigurazione.,

Il predestinato ha trovato il cammino della liberazione.

Il processo di trasformazione alchemica si completa nel Mito come descritto da Ovidio nelle sue “Metamorfosi”:  Narciso dopo la sua morte, viene trasportato nell’Ade, (simbolicanente fase della “nigredo”) e mentre è sul fiume Stige continua a restare in contatto con l’immagine che lo  trasmuta.

Quando le Naiadi e le Driadi vollero prendere il suo corpo per collocarlo sul rogo funebre, al suo posto trovarono un fiore con la corolla rossa e i pistilli color oro (simbolicamente fase della “rubedo”) e sei petali bianchi in esagramma (simbolicamente fase della “albedo”).

 

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