Pilgrim

Essere pellegrino

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Dapprima ci fu il lavoro per disciplinare la propria vita. Ahimè, il mestiere ideale, il partner perfetto: la vita fu superata dal demone della realtà. Domani, allora. L’indomani però non giunse mai perché il presente ostruiva il passaggio.
Si dovette allora prendere un’altra strada: questa via e poi quella e finalmente il tuo personale cammino e la tappa che conduce dalla vita esteriore alla vita interiore.
L’ego te lo diceva già da anni; quando tutto crolla, ecco il riposo. L’anima lo sa: è solamente quando la pace arriva dentro di te che tutto svanisce. In senso letterale e metaforico – ne hai davvero voglia? Ne hai il coraggio? Hai sufficiente fiducia?
Chi ti sta vicino ti suggerisce in tutte le maniere possibili: mantieni saldamente i piedi per terra; ma questo è un pessimo modo di procedere.
Riceviamo ogni giorno dalla banca della Vita 86.400 secondi da utilizzare, e quelli che non sfruttiamo ci vengono tolti alla fine della giornata – non si può economizzare il tempo. Inoltre, sulla nostra testa pende la spada di Damocle (c’è sempre il rischio di morire): il nostro conto nella banca della Vita può estinguersi da un momento all’altro. Che cosa succederà dunque con la storia incompiuta del libro della mia vita? Se non parto per il viaggio, si rimarrà al primo capitolo, che comincio a conoscere già fin troppo bene… Se il domani non arriva mai, allora partiamo, anche oggi, per questo pellegrinaggio.
Con il cappello del coraggio, il tascapane della perseveranza e il mantello del pellegrino tessuto con la nostra aspirazione. “In effetti non so più tanto bene chi io sia, né dove io debba andare”.

Essere pellegrini: perdersi nella buona direzione; vivere nella certezza dell’incertezza consapevolmente accettata, e non sono gli ostacoli che si incontrano nel nostro labirinto interiore ad essere dolorosi, ma soprattutto quel sassolino nella scarpa chiamato Ego. Tu cerchi il Cammino, quello di cui parlano i grandi maestri, ma non trovi che la tua personale via, quella stessa che traccia il tuo particolare percorso e tu già la osservi: non si tratta di imitare la loro vita ma di cercare quel che hanno scoperto durante il loro pellegrinaggio.
Nessuna strada è praticabile, benché, ogni tanto e in modo abbastanza sorprendente, ci siano comunque delle porte: la Porta del lasciar andare perché certe cose pesano davvero troppo per portarsele appresso. La Porta della conoscenza di sé attraverso la quale tu appari in tutta la tua imperfezione con il compito di non temere l’imperfezione. La Porta del legame, tramite la quale entriamo in risonanza sia con la realtà conflittuale dell’umanità, sia con la profonda gioia dell’essere parte del Tutto.
Sette Porte – sette missioni – sette mandati – sette doni. Sette spirali s’innalzano nella ricerca del pellegrino.
Dalla personalità verso il cercatore, dal cercatore verso l’anima, dall’anima verso lo Spirito.
Straordinario evento: il cercatore che è partito non è più il pellegrino che arriva. La strada cambia a seconda del percorso e a sua volta cambia il pellegrino. Ogni passo falso esercita i suoi muscoli spirituali. Sulla montagna del compimento ogni tappa gli offre una visione mozzafiato.
In fin dei conti sembra che il pellegrino stesso pervenga ad una trasformazione. Dopo la fase della ricerca, del riconoscimento del cammino, del raggiungimento della comprensione, delle scelte da fare, arriva il momento in cui si è spietatamente in cammino, e ciò in senso sia letterale che metaforico. Ogni tappa è un lasciar andare qualcosa e ogni volta che lo si fa, si riceve qualcos’altro. Perdendo il proprio mondo si ottiene l’Universo.

 

Reference: This article first appeared in Pentagram 2017 number 1

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