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Ricerca

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Un essere umano è costantemente alla ricerca di qualcosa e in attesa di qualcosa. E quando lui o lei trova qualcosa, o qualcosa si realizza, scopre che non è esattamente quello che lui o lei stava cercando. Sulla base di questa esperienza, arriva la convinzione che la vita è ricerca, non scoperta. Eppure è in netta contraddizione con la certezza del Vangelo: “Cerca e troverai: bussa e ti sarà aperto”. È lo stesso con l'amore. Ci innamoriamo, ma con il tempo l'oggetto del nostro amore ci svela un volto a noi prima sconosciuto, e il nostro amore si dissolve. Come si può giudicare questo? E deve rimanere così?

Secondo la Rosacroce, questa grande spinta alla ricerca, o la costante aspettativa che deriva dal senso doloroso della mancanza di qualcosa di essenziale, proviene dal ricordo della perfezione perduta che parla nel nostro cuore. Questo ricordo può essere spiegato dalla presenza di una reliquia dell'immortalità nel cuore umano. In un uomo mortale c'è un elemento immortale che si sente a disagio in questo mondo corruttibile, e anela ritornare al mondo incorruttibile. Nessun risultato acquisito nel mondo transitorio può soddisfarlo. Desidera solo una cosa: recuperare lo stato da molto tempo perduto.

Lo stesso con l'amore. Nessun mortale può elevarsi al suo ideale. Perché il nostro cuore esige un ideale, come se sapesse che esso esiste e può essere trovato in qualche luogo. Ma non qui, dove tutto prima o poi deve perire. Ci deve essere quindi un mondo perfetto da qualche parte, ed è quello che stiamo cercando, quello che desideriamo. Questa ricerca sarà coronata dal successo? Il nostro desiderio sarà soddisfatto?
In questo contesto, vale la pena citare un breve estratto di Jan Amos Comenius dal libro Unum necessarium (L’unico necessario):
 
«Siccome in noi mortali è innato il desiderio di qualcosa di migliore e anche lo sforzo incessante per raggiungerlo, perché dovremmo perdere la speranza di vedere un giorno questo desiderio realizzato? Se Dio e la natura non fanno nulla invano, (a questa conclusione sono giunti i filosofi attraverso le loro considerazioni e accettandola come assioma irrefutabile), perché allora sarebbe piaciuto a Dio seminare nel cuore dell’uomo desideri così radicati se non voleva che un giorno fossero esauditi?
Da questo pensiero se ne deduce che Dio, o non capirebbe il nostro desiderio e il perché, oppure Gli mancherebbero la forza, la saggezza e la volontà di portarci a quella meta. Ma questo è impensabile, se non vogliamo togliere a Dio la sua maestà, onnipotenza e perfetta bontà».

Questa fervida sicurezza, che incontra il cuore desideroso, è molto confortante.

 

 

 


[1] Jan Amos Comenius "Unum necessarium" http://moravianarchives.org/images/pdfs/Unum%20Necessarium.pdf

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