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I numeri raccontano la storia della vita Parte 2

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L'uno
La creazione inizia con l’uno; dall’uno il mondo ha origine. L’uno è il primo impulso energetico, il primo raggio che emerge dal terreno primordiale, il vuoto. L'uno simboleggia la volontà del Padre e corrisponde all'atomo primordiale, la prima parola della creazione dalla quale l'intera creazione si dispiega e si manifesta.

L'inizio emerse dall'ignoranza primordiale senza tempo come una scintilla informe. Leggiamo nello Zohar, un libro della cabbala: "Non era bianco, non era nero, né rosso o verde, e di nessun altro colore. Fu solo quando occupò lo spazio e si espanse che produsse i colori, e nel centro stesso della scintilla scaturì una sorgente, da cui i colori si riversarono su ogni cosa sottostante".

Dall’uno, tutti i numeri sorgono: sono contenuti in esso. Nel Tao Te Ching, il libro cinese della saggezza, si dice: "Tao genera l’uno, l’uno genera il due, il due genera il tre e dal tre vengono generate le diecimila cose".

L’uno rappresenta la qualità dell'unità, della non separazione. Allo stesso tempo rappresenta l’intuito. L’intuito significa riconoscere l'unità di tutte le cose dietro la molteplicità del mondo.

Questo dimostra come la comprensione dell'uno e il ritorno all'uno sono fondamentali, sono il primo e l'ultimo passo che una persona può compiere. Qui trova il suo più alto obiettivo e il significato della sua esistenza.

L'unità si manifesta alla nostra mente in due modi: spiritualmente e materialmente, in modo nascosto e rivelato. Per quanto riguarda la vastità, la materia è incommensurabile come l'universo. Diventa visibile solo nelle sue varie combinazioni e strutture.
Lo stesso vale anche per la luce. Se non ci fosse oscurità, la luce non sarebbe visibile. Se non ci fosse luce, l'oscurità sarebbe senza forma e impercettibile. Anche il bene può essere percepito come buono solo se esiste anche il male.
Pertanto, l'uno implica la possibilità del due. In esso sono contenuti due poli. È solo attraverso la polarità, le coppie di opposti, che diventa possibile specificare qualcosa.

Il due
In Genesi leggiamo: «Dio disse: "Sia la luce!". E la luce fu. Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre. Chiamò la luce giorno, e chiamò le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: il primo giorno». Giorno e notte sono un'espressione dell'apparenza del mondo nella coscienza del Tutto-Uno. La vita si sviluppa tra gli opposti (chiaro e scuro, caldo e freddo, duro e morbido, più e meno, polo nord e polo sud, amore e odio...) e si afferma attraverso il suo equilibrio. Nella saggezza orientale, questo è rappresentato dal simbolo yin-yang. Sebbene entrambi i poli siano l'uno l'opposto dell'altro, sono sempre due aspetti di un’entità. La loro unità deriva dalla loro origine.

Pertanto, l'impulso primordiale della creazione consiste nella divisione o polarizzazione dell'uno. L'allontanarsi dei due poli dall'unità causa tensione, movimento e quindi vita; poiché nella loro separazione i poli si sforzano di riunirsi. L’uno vuole manifestarsi di nuovo. A causa delle duplici forme di manifestazione del mondo creato, sorgono potere e movimento. Pensieri, cose e vibrazioni si muovono in due direzioni: o alla deriva o nella direzione dell'unione nell'origine.

In questo modo, due forze primordiali operano nell'universo, da una parte quella di polarizzazione e differenziazione, e dall'altra quella dell'unione, che determina una nuova creazione. Questo è vero per tutta la natura e anche per l'anima umana.

Dalla semplice interazione tra la polarità maschile e femminile possiamo imparare a distinguere tra ciò che è essenziale e vero da ciò che è esteriore e transitorio. Impariamo come superare il dubbio, la discordia e la disperazione e unire di nuovo i due poli nell'unità superiore.

In tedesco e in olandese, vediamo nella parola dubbio (Zweifel, twijfel) la stessa radice della parola due (zwei, twee).
Nel Faust di Goethe, la strega dice:
Devi comprendere!
Di uno fai dieci,
lascia andare il due,
uguaglia il tre,
e sarai ricco.
Vogliamo sottolineare le parole “lascia andare”.

Il tre
La tensione tra l'uno e il due, tra il maschile e il femminile, sopra e sotto, il bene e il male... è dissolta dal tre. Il tre è il principio del movimento, del dinamismo, del ripristino dell'equilibrio e del collegamento. È il numero della riscoperta e del ritorno, del superamento degli opposti.

Questo è il motivo per cui i cinesi lo paragonano a Tao. Tao è sia l'uno che il tre. Tao include entrambi i poli, contiene lo yin e lo yang ed è contenuto in entrambi.
Nella terminologia cristiana si può dire: il Padre e la Madre (il padre-madre!) generano il Figlio, che manifesta la coscienza e la luce.

Tradotto nella nostra vita quotidiana, questo significa che la tensione tra i due poli può essere risolta solo se non si è coinvolti nei vincoli dualistici, ma si ha un punto di vista generale, un nuovo livello di contemplazione. Il simbolo di questo processo cognitivo è il triangolo equilatero.

Un lato si trova di fronte all'angolo che punta nella direzione di un obiettivo superiore, trascendentale. Il triangolo equilatero è l'unica forma geometrica che non può essere spostata; non è possibile farlo rotolare. In questo modo, il triangolo simboleggia una stabilità e una forza che non possono essere raggiunte da nessun altro poligono.

 

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Con il tre viene avviato un processo di nascita, dal quale nasce una nuova dimensione e sorge un nuovo livello di contemplazione. In molte religioni, il Creatore Supremo è rappresentato come triplice: nella tradizione cristiana come Padre, Figlio e Spirito Santo; nella tradizione indiana come Brahma, Vishnu e Shiva.
Risvegliandoci dallo stato primordiale paradisiaco ma inconscio dell'Unità, dobbiamo attraversare il mondo della dualità e dell'illusione, per ascendere nel tre a una nuova e cosciente unità con lo Spirito.

Il triplice passo di Uno-Due-Tre, rappresenta lo schema fondamentale del percorso evolutivo che si riflette in ciò che è grande e in ciò che è piccolo, nell'intera creazione così come in ciò che è personale, individuale, in tutte le fasi del divenire.

Nata dall'unità, l'anima passa attraverso la separazione, i dubbi e le crisi per ottenere intuizione e crescita, e ritrovare così la via verso l'unità. Dopo ogni unità raggiunta, segue sempre una nuova polarizzazione, un confronto con un nuovo compito, con un nuovo livello di coscienza, con i suoi nuovi argomenti.

Questo principio assicura che nulla sia perduto, che l'esistenza della polarità non conduce all'annientamento, ma a un essere superiore in cui sono contenute l'esperienza, l'amore e la coscienza superiore. La condizione necessaria è accettare e vivere le sfide. Nella misura in cui la coscienza cresce, cresce anche il principio della nostra anima.

Fonte: Michael Stelzner, Die Weltformel der Unsterblichkeit, 1996

(continua)

 

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Source: Michael Stelzner, Die Weltformel der Unsterblichkeit, 1996

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