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Psiche e il suo amato

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Nel lontano passato la fisiologia era una conseguenza naturale della psicologia. Perciò la causa di un disturbo fisico doveva essere trovata nella psiche. In seguito, la prospettiva si è ribaltata e perciò le manifestazioni fisiche condussero alla ricerca sulla psiche. Un tale ribaltamento ha trasformato la psiche in un concetto esterno e i processi interni sono stati descritti sulla base di una logica mentale esterna. La psiche è stata assoggettata alla logica intellettuale. Le sofferenze psicologiche sono state – tra le altre cose – soppresse dagli effetti che svariati tipi di sostanze chimiche hanno sul corpo. In tal modo, però, la causa dei sintomi  non è stata risolta. Tuttavia, la psicologia della mente ha aspetti positivi. Oggi i suoi orizzonti si stanno ampliando. Molti psicoterapeuti applicano la programmazione neurolinguistica, ad esempio, e l’addestramento alla piena consapevolezza è raccomandato e persino studiato sotto il profilo scientifico. Altri terapeuti utilizzano spunti dalla psicologia del karma e dei chakra. Oggi dunque sembra esserci una maggiore consapevolezza che le emozioni non sono solo legate all'autocoscienza, ma possono anche essere reazioni neutre provenienti dal sistema della personalità. In effetti cos'è la psiche?
 
Psiche-Logos
Nella parola "psicologia" riconosciamo i termini antichi psiche e logica, o logos. Psiche è un’allusione all'anima, o soffio di vita. E la parola "anima" è, nell'antica saggezza, l'indicazione di un veicolo dello spirito. Logica deriva dalla parola greca logos, ed è la scienza che si occupa delle regole formali del pensiero. Il suo obiettivo è il giusto ragionamento.
Un altro significato della parola logos è “parola”. Parola nel senso di una “parola segreta”, che indica un principio creativo astratto. Ogni apparenza, per esempio, sia esso un atomo o un universo, ha un logos, uno spirito. Quando l'anima è completamente ispirata dal logos, ispirerà con esso la personalità. Quindi, l'anima è una realtà intermedia tra l'astratto e la personalità. È una sorta di funzionalità intermedia tra causa ed effetto.
Il mito che segue mostrerà che c'è una differenza tra la connessione logos-psiche-personalità e la nostra realtà.

Il Mito
Nella mitologia greca, Psiche è rappresentata come una fanciulla di stirpe reale, talmente bella che nessuno osa sposarla. Il suo destino, secondo l’oracolo, era di essere la sposa di un amante immortale che la stava aspettando sulla cima di una montagna.
Sulla cima di questa montagna si ergeva un castello meraviglioso, ed ella incontrò il suo amante lì solo di notte, al buio. Poiché le sorelle di Psiche sostenevano che il suo amante fosse un mostro, Psiche lo pregò di lasciarla rimanere con lui fino a quando non fosse diventato giorno, in modo che lei potesse vederlo. Non ricevendo da lui risposta alla sua richiesta, decise di utilizzare una lampada a olio. La lampada rivelò che la più bella delle divinità giaceva accanto a lei. Ma una goccia dalla lampada cadde sul suo amante, e lo destò inducendolo immediatamente a volare via, dicendo: «L'amore non può vivere dove non c'è fiducia». Quindi Psiche si trovò in una pianura desolata con le sue sorelle che in seguito morirono nel tentativo di scalare nuovamente la montagna.
Psiche vagò a lungo senza cibo né acqua, finché Afrodite le diede tre compiti impossibili. Ogni volta Eros, il suo amante, l’aiutava segretamente. Anche a seguito del suo ultimo insuccesso, l’aiutò toccandola con una delle sue frecce. Alla fine Zeus inviò Hermes sulla terra per riprendere Psiche. Una volta che ella fu giunta sull’Olimpo, Hermes le offrì una tazza di ambrosia da bere, per renderla immortale. Psiche ed Eros allora si riunirono, e Hermes osservò che Eros non sarebbe mai stato in grado di star lontano dai problemi che avrebbe avuto, ma che il loro matrimonio sarebbe stato eterno.
 
Inquietudine
Il mito, qui raccontato in una versione abbreviata, narra di un amante divino e della bellissima Psiche, che proviene dalla terra. Psiche era destinata a un amante immortale ed era così straordinariamente bella che nessun mortale osava sposarla.
L'inquietudine di Psiche, in fondo, è il sintomo della vicinanza del logos, rappresentato da Eros, per il quale è destinata. Solo lì potrà trovare riposo. E qui ci viene mostrato che Psiche non conosce ancora il gioco dell'amore immortale. È in effetti il suo tentativo di conoscere Eros attraverso il suo io, l'ego, che le fa perdere il suo amante. Il mito racconta come Psiche, nel suo desiderio di conoscere il suo amato, si concentri sulla realtà vissuta dalle sue sorelle e si trovi così in una situazione apparentemente senza speranza. In questo mito possiamo leggere tra le righe che potrebbe esserci una psicologia diversa, un’autentica “Scienza dell'anima”.
Non una psicologia allargata, ma una psicologia che può curare la sottostante profonda irrequietezza dell'anima, e quindi anche quella della personalità. Mentre la personalità soffre della sua convinzione di essere un “io”, la storia ci mostra come potrebbe essere curata da questa “malattia” senza speranza, perché l’ispirazione proveniente dall'ego è un pesante fardello per la personalità.

Amore
Si tratta dunque dell'unificazione di Psiche e di Eros in un vero essere umano. In altre parole: questa psicologia ha un diverso punto di partenza. Non si tratta più solo di spiegare e perfezionare la coscienza di sé attraverso l'autocoscienza. Nella logica della luce della lampada il logos scompare dalla vista e all’interno della condizione dell’io si modificano solo semplici sfumature, lasciando inalterata la sofferenza originale.
L’inquietudine dell'anima mette la persona in una situazione impossibile se cerca di ridurre l'ispirazione dell'ego utilizzando l'autocoscienza. L'amante immortale, dopo tutto, rimane nascosto all'autocoscienza. Egli è l'inconoscibile che spaventa le sorelle. La paura è uno strano consigliere, conduce Psiche dalla montagna alla pianura sterile, dove finisce per soffrire di stenti. D’altro canto, è proprio l'amante divino invisibile che sopperisce all'incapacità di Psiche e disseta la sua fame e sete di lui. Nel suo stato di essere ordinario, la psiche non può forzare l'unificazione, e le sue sorelle muoiono in un rinnovato tentativo di scalare la montagna interiore.
Quindi, la psicologia che trasforma è già lì; viene da Eros. Può far luce sulla realtà tra la persona e l'inconoscibile e quindi mostrare ciò che l'uomo essenzialmente è. Ma Eros lo mostra all'anima a modo suo. Al di fuori dell'ego, l'amore si accende in questo straordinario luogo di incontro sulla montagna.

Edonismo
Oltre alla “parola segreta”, il logos greco ha un altro significato: “parola perduta”. La parola perduta dell'amante ispirerà di nuovo Psiche in un modo nuovo, infinito. Questo è il motivo per cui la fine del mito (non citato qui) parla di Edoné.
Dall'unificazione di Psiche ed Eros nasce un bambino conosciuto come la dea Edoné. Edoné significa gioia e piacere e, naturalmente, potrebbe essere intesa come una sensazione provata da qualcuno. Dopotutto, l'edonismo si riferisce a ciò che ci dà piacere. Ma contrariamente al piacere terreno, che è ciò che generalmente si intende per edonismo, il mito ci suggerisce invece l’immagine della gioia infinita. Questo mito è molto chiaro a questo riguardo: il matrimonio è eterno. Edonè, il frutto dell'unione in questo mito, non si riferisce al piacere relativo.
Quindi non si tratta di una qualche etica da praticare come atteggiamento nei confronti della vita; la “vera ragione” appare nel non-io. È la “gioia silenziosa” incondizionata. Non un'emozione a cui si è affezionati. È l'essere libero, senza causa o ragione. È ciò che in sanscrito si chiama ananda. Così possiamo trovare Eros, Psiche ed Edoné nel sat-chit-ananda, nella trinità egizia Osiris-Isis-Horus, nel latino animus-anima-persona e nel padre-figlio-spirito santo cristiano. Il vero uomo: spirito, anima e corpo in uno.

 

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