Reality

Realtà? Quale realtà?

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Non cambi le cose combattendo la realtà esistente. Per cambiare qualcosa, costruisci un nuovo modello che renda obsoleto quello vecchio.

Buckminster Fuller

Tutti pensano che il frutto sia la parte essenziale dell'albero; in realtà è il seme.

Friedrich Nietzsche

 

Realtà? Quale realtà? La mia? La tua? Se potessimo confrontare i nostri rispettivi percorsi di vita, saremmo stupiti, sorpresi dalle differenze abissali che questa osservazione porterebbe alla luce. Età, sesso, ceto sociale, livello di istruzione, provenienza geografica e familiare, religione o sua assenza, tipo fisiologico o astrologico, esperienze, gusti, inclinazioni, nevrosi, amicizie, ecc., tutto ciò fa di ognuno di noi un individuo unico con una visione del mondo e un rapporto con la realtà del tutto originale. Comunicare è come scambiare messaggi e segnali in codice da un pianeta all'altro. I pianeti possono essere vicini o lontani, ma ognuno di essi forma un mondo in sé, un mondo chiuso, separato dal resto dell'universo.

Se questo mondo chiuso fosse una casa, i sensi sarebbero le sue porte e finestre. Attraverso di loro, le luci, i suoni e i profumi del mondo esterno entrano nella casa. La coscienza, la nostra coscienza, è l'abitante della casa. Le impressioni che le giungono attraverso i sensi si mescolano e formano in essa vari umori mutevoli: tristezza, gioia, irritazione, tranquillità, ansia, ottimismo, ecc. Ma i sensi hanno un senso?

Il nostro rapporto con la realtà condiziona la nostra stessa realtà, questo insieme di percezioni, impressioni e ricordi. Quella che chiamiamo “realtà” è infatti solo una rappresentazione costruita, assemblata dal cervello a partire dalle informazioni trasmessegli dai sensi. Il risultato di questa “elaborazione informatica” dei dati sensoriali dipende in gran parte dai centri della memoria e delle emozioni, che gestiscono il flusso permanente di informazioni in tempo reale, in una frazione di secondo, del tutto a nostra insaputa, raggruppando, censurando, dando priorità, ingrandendo o minimizzando, deformandole a piacimento in “verità/certezze” o “fake news”. Una vertiginosa giostra "emotiva", cieca a se stessa.

La nostra cosiddetta "realtà" non è altro che una "rappresentazione teatrale", una messa in scena di credenze e pregiudizi cognitivi che interferiscono l’uno con l’altro. Il nostro sistema di conversione dei dati sensoriali in un insieme coerente attrae e seleziona le informazioni che rafforzano la nostra visione della vita, la sua rilevanza. Queste sono le “certezze simpatiche”. Al contrario, respinge ed elude tutte le informazioni che turberebbero o metterebbero in pericolo la coerenza della nostra immagine del mondo e della vita. Proprio come un algoritmo di social network ci suggerisce istantaneamente cosa ci piace leggere, vedere e ascoltare, in base alle nostre ricerche e visite passate. Il nostro presente è quindi solo la ripetizione del passato, ogni “novità” deve essere registrata, per essere convalidata, in un registro “autorizzato”, affidabile e sicuro. È questo lavoro cerebrale ininterrotto e totalmente inconscio che alla fine fornisce rapporti accettabili alla nostra coscienza. Grazie ad esso, la nostra immagine della realtà “regge”; è credibile; il cliente è sempre più soddisfatto del suo fornitore e non mette in dubbio le sue consegne.

La nostra mentalità personale, la nostra visione del mondo e della vita, è una matrice, uno stampo in cui confluisce la materia malleabile dell'esistenza, che poi costituisce, una volta “estratta dallo stampo”, ciò che chiamiamo “il nostro ambiente”. Prende perfettamente la sua forma. Così il pensiero condiziona le esperienze. E le esperienze confermano il pensiero. Una visione della vita che rimane immutata genererà perennemente le stesse esperienze. Al contrario, un pensiero aperto al Nuovo scoprirà una forma di vita completamente nuova. Ad esempio, se pensi che la vita sia dura e che devi lottare costantemente per mantenere ciò che hai, il tuo atteggiamento naturalmente difensivo susciterà inevitabilmente sfiducia e aggressività da parte di coloro che ti circondano. E queste manifestazioni di sfiducia e aggressività confermeranno i tuoi sentimenti e la tua visione delle cose: "Ho fatto bene a stare sulla difensiva! Ecco la prova!". Possiamo solo vivere e sperimentare ciò che ci aspettiamo.

In questo momento, il nostro unico punto in comune, il nostro punto d'incontro, è questa pagina della rivista. L'ho scritta io, tu l'hai letta; ciascuno nella propria realtà, sconosciuta all'altro. Fragile incrocio di sguardi; incontro incerto di due mondi in movimento, così estranei. Una pagina è così leggera, così velocemente voltata, bruciata, dimenticata! Cos'è una pagina di una rivista nella vita di un essere umano? Un filamento di polvere nell'eternità dei mondi! Percepisci questa immensa solitudine rivelata ed esacerbata dal tentativo di comunicazione? Questo inevitabile equivoco, inerente al nostro stato di separazione organica e spirituale? Eppure tra noi risuona un accordo inaspettato, un "sì" profondo, impercettibile, sfuggente eppure quasi palpabile prima delle parole. Un "sì" a cosa, a quale misteriosa domanda non formulata ma persistente in ognuno di noi?

Cos'è la realtà? È ciò che rimane quando i tanti veli che ci circondano da tutte le parti (opinioni, credenze, affetti, manie e fobie...) vengono strappati dagli eventi e dalle circostanze della vita. La realtà è quella luce pacifica che ci attende dietro i veli. Siamo allora soli e nudi, senza artifici, senza maschera, senza meta da raggiungere, senza nessuno da compiacere o dispiacere. La realtà è osservarci come siamo, senza paura e senza aspettative, senza sopravvalutarci o sottovalutarci, senza condannarci o giustificarci. È indescrivibile eppure molto semplice: è così com'è; una prova indiscutibile alla quale finalmente ci arrendiamo. Non c'è niente da dire, niente da pensare; non si può né amarla né odiarla, perché riempie tutto. La realtà è ciò che rimane quando non c'è più niente.

Finché ti rifiuterai di accettarla così com'è, senza cercare di mascherarla, di drappeggiarla nei tuoi colori, la realtà ti darà del filo da torcere: ti turberà, ti ridicolizzerà, ti irriterà, ti deluderà, ti smaschererà, ti scoraggerà... Ha bisogno della tua attenzione, del tuo riconoscimento, della tua accettazione incondizionata! Ma se accetti di accoglierla così come ti si presenta, senza prevaricazione, allora diventa subito la tua migliore amica, onesta, sincera, affidabile e disponibile, fedele fino alla morte. La tua unica amica, infatti, e anche la tua maestra, perché hai tanto da imparare da lei!

La realtà non è innocua; è sovversiva. Può graffiare o ferire i nostri preconcetti, pregiudizi, preferenze e tabù. Può persino distruggerli in un batter d'occhio. Irrompe dentro di noi nel momento peggiore possibile, con i suoi grandi zoccoli fangosi, nella nostra piccola zona di comfort ordinata, accogliente e attentamente curata, come un rinoceronte che sbuffa felice in mezzo a una lussuosa cristalleria, e frantuma ingenuamente i nostri sogni, le nostre fantasie, le nostre previsioni, calpesta i nostri progetti, le nostre argomentazioni, la nostra presunzione, il nostro orgoglio di sembrare ciò che non siamo "in realtà". La realtà distrugge, a poco a poco o all'improvviso, tutto ciò che in noi non è reale, solido, autentico. È una forza vitale, indomabile, selvaggia, invincibile, imprevedibile per natura. È allergica, intollerante a tutto ciò che è diverso. Infatti, non è mai Lei che ci fa male: siamo noi stessi che ci scontriamo contro di Lei nella nostra cecità, nella nostra ignoranza delle leggi immutabili della Vita, nella nostra ebbrezza, nel nostro traboccare di noi stessi.

Qualunque cosa tu faccia, non puoi cancellare la realtà, né sconfiggerla; tanto meno padroneggiarla, dominarla, incanalarla, modellarla a tua immagine, secondo le tue rappresentazioni. Perché tu ne sei solo una piccola parte e non il centro. Né puoi aiutarla a emergere, a sbocciare, poiché era qui molto prima di te, e sarà ancora qui molto dopo la tua scomparsa. La realtà non scompare mai: cambia solo forma, colore, veste. Puoi solo cercare di ignorarla, di mascherarla, di soffocare la sua voce, il suo richiamo in te, e così aggravare la tua sofferenza e quella del mondo; oppure puoi svanire davanti ad essa, lasciargli tutto lo spazio in te, fonderti in essa come un pezzo al posto giusto nel puzzle, e così non essere più un peso per il mondo.

Presto girerai questa pagina e troverai dietro di essa un'altra pagina dove altre parole attendono il tuo sguardo.

Da parte mia, libererò le mie dita dalla tastiera e le lascerò correre ad altri compiti.

Felicissimo di averti "incontrato"... per il tempo di una pagina!

Buon viaggio!

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