Mountain Salt Flat Desert

Sarete voi coloro che salveranno il mondo

back to home pdf share

Un leggero senso di insicurezza, forse un virus... l’energia in caduta libera. La malattia è trovarsi nel fondo del pozzo privi della abituale forza, e basta un semplice raffreddore!
In quale palude si perde oggi la mia coscienza?  La foschia che impregna l’atmosfera mentre medito al pallido sole di settembre non è la classica nebbiolina azzurra e violetta, a volte rosata, sospesa sui campi autunnali. E’ invece il deposito grigio di inquinanti, trattenuti e concentrati dalla catena delle Alpi nella nostra fertile pianura, abbruttita dalla pressione delle colture intensive e abbondantemente irrorata.

Oggi le scie non si vedono, ma l’altro giorno erano fitte e diffuse. I pochi alberi da frutto in fondo al cortile soffrono di svariate malattie. E’ inevitabile che vespe e calabroni se ne cibino, lasciandomi solo i resti. Non voglio allestire trappole per non eliminare api, bombi e altri insetti. Dopo l’esperimento dell’impollinazione manuale in Cina, i ricercatori stanno parlando di api bioniche, piccoli droni per trasportare il nettare da un fiore all’altro. La nostra cultura scientifica smarrisce talvolta il suo freddo sguardo in miraggi meccanicistici.

Nella malattia, che rispecchia quella del mio ambiente, sono proprio io la prima, io così vigile e attenta, a subire il “piano”. Un piano che ha come obiettivo quello di scoraggiare tutte le anime intente alla ricerca, privandole della forza necessaria per salire la montagna, là dove la forma si dissolve…

Spunti e riflessioni si aprono a ventaglio. Il vaso di Pandora ribolle ed esplode attraverso ogni spiraglio che io cerchi di tappare.

E sarà proprio così, come il grande Rudolf Steiner predisse un secolo fa? Lo scopo del piano, il “grande gioco”, è quello di impedire all’umanità di compiere un salto quantico verso il Regno interiore, nel momento in cui i tempi fossero maturi..

La caotica realtà della terra nella quale viviamo ci ricorda il deserto, ed è questo il nostro deserto.
Ovviamente ognuno misura col suo metro, vede con le sue lenti, inneggiando al progresso illimitato alcuni, mentre in altri una terra devastata da guerre vistose o subdole suscita un mare di sconforto.

Per sopravvivere in un deserto in fase avanzata di entropia tutti diamo il meglio di noi stessi, come per esorcizzare la paura: qui differenziamo, lì acquistiamo al chilometro zero, accogliamo, siamo propositivi, incoraggiamo la biodiversità. Ci siamo tutti persi nel gran deserto della disillusione, e chi può aspirare a un’oasi non è né la massa ignara e litigiosa, né  chi si preoccupa della comune sopravvivenza.

Ecco forse dove ci perdiamo. Sempre il cuore vorrebbe controllare e salvare il mondo, la nostra comune terra, che esso ama con tutte le sue forze.  Ma questa culla porta in sé il segno della fine. Nonostante i più accorati appelli l’umanità soccombe alla sua estrema libertà. Libertà di correre a capofitto incontro alla fine. Libertà di accelerarne il tempo.  

Ma per chi non si rassegna non c’è pace. Da dove scaturisce questa tensione verso la vita, una perenne ribellione? Non è forse un pegno di riscatto che si sta svincolando dalla nostra stessa inerzia?
Certo non è questo mondo il luogo dell’eternità. Sappiamo che ogni cosa qui dopo la fioritura appassisce, e i segni non ci sono risparmiati.   

Come ci poniamo di fronte a tali segni? Si manifestano nelle forme più svariate, come uragani, bombe d’acqua, scenari di violenza e spettri, o fantocci mezzi umani, già visti in qualche tomba egizia, o sugli scaffali di Toys, o in qualche lontano sogno notturno. Qualcuno li ha perfino fotografati. No, non ci fanno paura!  Quello che temiamo è preciso, puntuale, eppure indefinito.

Accade come nel caso degli alieni che, a detta dello psichiatra Corrado Malanga, bisogna evocare, bisogna far entrare, perché abbiano potere su di noi. E noi, a che cosa apriamo?  Che cosa temiamo? Non lo sappiamo, ma siamo solo noi che evochiamo i nostri nemici, senza rendercene conto. In realtà questi fantasmi non possono nulla contro il singolo che si è risvegliato: non c’è scenario sufficientemente temibile da sopraffarlo. Perché il nuovo tipo umano ha come caratteristica l’invulnerabilità. E se una parte di noi riuscisse a dimostrarlo con la propria vita, gioverebbe anche a tutti gli altri!

Le forze della Luce garantiscono la via verso la liberazione per tutti coloro che si accingono a percorrerla. E nella nostra risposta si realizza la nostra forza d’amore per il Piano divino, per l’umanità sofferente e ignara. Diventare coscienti per irradiare coscienza: il solo mezzo, il più grande regalo che possiamo farci reciprocamente e alla collettività, oltre che a noi stessi.

I nemici non sono gli eoni o gli avidi al potere. Né l’inquinamento, né l’impoverimento. Il nemico è il sonno della Ragione: l’assenza della Ragione superiore, l’assenza del Manas, colui che conosce il vero Piano originale e lo proietta intorno a sé.

Questo Piano è iscritto nel più profondo del cuore di ognuno. Si tratta solo di realizzarlo, ognuno di noi, attraverso tutti i livelli di esistenza, dalla materia allo Spirito,  perfezionando la Forma, levigando la Pietra: è la nostra missione. Per questo è necessario conoscerlo a fondo, conoscerne l’ Essenza, la Funzione.
.
Le scie, la guerra climatica, l’impoverimento sono un dato di fatto. Non ho più paura di riconoscerlo. Questo mi dà un certo sollievo. E per quanto una parte di noi esseri umani si stia risvegliando (ammettiamo un 10%) la massa appare addormentata.  E’ come se una lebbra  devastasse il 90% del mio corpo. Ha la parte sana, il 10%, la possibilità di guarire l’intero? Forse sì..ma se sì, in che modo? Come mettere un termine al degrado? Non certo temendo l’imprevisto, né le forze dell’aria…

Purificare il cuore e la mente da ogni idea creatrice preconcetta e tendere all’essenziale è il solo metodo per attingere chiarezza. Tutto è dentro di noi, e si gioca all’interno di noi stessi. Il piano dello Spirito, che diventa nostro perché lo accogliamo e riorientiamo la nostra vita su di esso, è riflesso fuori di noi, nel momento in cui lo realizziamo in noi. Dare una forma alla nostra idea di Dio equivale ad averla ricreata, grazie a quanto di questa idea abbiamo integrato nella nostra esperienza, nella nostra azione.

Non possiamo imporre a nessuno la vigilanza, né la bellezza, se preferisce il degrado. Ma possiamo dare forza al nostro Mondo, il cielo-terra rinnovato, in modo che agisca su quello altrui per un irradiamento che smaschera, sana e nutre di luce e di amore ciò che era diventato oscurità e disperazione.

Questa terra che conosciamo e che riflette tutte le creazioni umane deve lasciare spazio a una nuova Terra, ideata dal Logos, ossia dalla somma di tutte le creazioni delle anime rinnovate secondo lo Spirito. Il nostro ambiente è lo specchio fedele di quello che siamo, tanto quanto in fisica il risultato degli esperimenti è legato alle aspettative dello sperimentatore.

Se l’obiettivo è di ricreare il Mondo a partire dal nostro mondo interiore, è necessario vivere dentro di noi e fuori come in un giardino. L’Anima va ripulita, le erbacce cavate, i fantasmi cacciati, deve zampillare acqua pura dal Centro della nostra oasi interiore, e fiori e frutti potranno prosperare rigogliosi. Sono le idee e le azioni che proiettiamo nel mondo fuori di noi. Allora il nostro mondo cambierà, trasformando anche quello di innumerevoli altri.

 

back to home pdf share