Sky Face of God

Volti di Dio – Parte 2

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Il primo capitolo della Genesi descrive la creazione del mondo e dell'uomo. Lì leggiamo che gli Elohim dicono: “Facciamo l'uomo a nostra immagine e somiglianza”. Gli studiosi cabalistici della Bibbia non considerano le parole "nostra immagine" e "somiglianza" come sinonimi. Essi intendono la "somiglianza" (ebraico, demut) come l'aspetto visibile ed esterno dell'uomo, mentre la parola "immagine" (ebraico, celem) si riferisce al mondo interiore, nascosto e invisibile in noi. Nel cuore dell'uomo c'è un atomo particolare, non terrestre, chiamato dagli antichi iniziati "la scintilla", in cui è nascosta – come in un seme – l'immagine dell'uomo celeste. Questa immagine è una manifestazione luminosa, priva di qualsiasi maschera.

Tuttavia, prima che l'uomo si liberi dalle maschere, prima di conoscere veramente se stesso, percepisce Dio attraverso il loro prisma. L'uomo ha il suo aspetto esteriore, terreno e visibile, come pure quello interiore, spirituale e nascosto. Questo aspetto esteriore, visibile, è descritto secondo la numerologia Pitagorica dalle consonanti del suo nome e cognome. L'aspetto interiore e invisibile, chiamato il numero dell'anima, deve essere descritto dalle vocali. Le vocali non erano registrate nelle antiche scritture cabalistiche perché erano considerate riferite all'anima invisibile che poteva essere conosciuta animando il corpo e riempiendolo di luce.

In base al giorno, mese e anno della nostra nascita, il numerologo può tracciare per noi un grafico chiamato il diamante della vita, dal quale legge la qualità del nostro percorso di vita, i cicli, le sfide e le lezioni che dobbiamo padroneggiare a diverse tappe della nostra vita presente. Il nome "diamante della vita" non è casuale. In primo luogo perché questo diagramma assomiglia a un diamante, e in secondo luogo è una rappresentazione grafica e simbolica di un processo il cui obiettivo finale è quello di trasformare noi, esseri naturali, terrestri, la cui vita è basata su composti di carbonio, in più alti, puri e nobili esseri come un diamante, in esseri divini.

È interessante notare che la parola "diamante" deriva dall'antica parola greca adamas e dal latino diamas. Il nome latino di questa pietra significa letteralmente "tu ami gli dei", e il greco adamas (indistruttibile, invincibile) ricorda l'Adamo biblico o Adam Kadmon, l'Adamo originale, il primo uomo perfetto che conosciamo dagli insegnamenti cabalistici. Michael Laitman, rabbino contemporaneo e promotore della conoscenza cabalistica, in uno dei suoi libri scrive che la parola Adamo deriva dalla parola aramaica "dome", che significa "simile al Creatore". E aggiunge:

“L'antica saggezza dice allegoricamente che tutta l'umanità è stata creata come un essere, ciò significa che all'inizio tutti gli esseri umani erano uniti insieme come uno. E la Natura si rapporta a noi come a un uomo. Questa immagine collettiva è chiamata Adamo, dalla parola "dome", che in antico aramaico babilonese significa ‘come il Creatore’.

Originariamente creati come un solo uomo, come risultato di un crescente egoismo, abbiamo gradualmente perso il nostro senso di comunità e ci siamo allontanati, arrivando nel nostro senso di separazione fino all'odio".

Nel libro "Elementi della filosofia della Rosacroce moderna" [1], Jan van Rijckenborgh dice di Adamo quanto segue:

Nella Bibbia l’uomo ci è presentato come “A.D.M.”, tre suoni che furono tradotti con Adamo. Questi tre suoni designano rispettivamente lo spirito, l’anima e il corpo e sono rappresentati con il numero 1440, cabalisticamente uguale a 9.

A - Aleph, il numero 1, designa il divenire, la manifestazione e la sorgente da cui tutto proviene: lo Spirito.

D - Daleth, il numero 4, è l’elemento regolatore o la porta: qualifica tipica delle funzioni dell’anima.

M - Mem, il numero 40, è il realizzatore, l’esecutore: la forma materiale.

Adamo non rappresenta quindi un individuo, ma l’umanità nel suo insieme, nella sua manifestazione secondo lo spirito, l’anima e il corpo.

Alla fine della Bibbia, nell’Apocalisse, si parla di 144.000 liberati, numero cabalisticamente uguale a 9 che designa l’umanità, intesa questa volta come il gruppo che partecipa alla redenzione. Non si tratta infatti di un gruppo di 144.000 entità, ma di uomini che si sono sottomessi al processo di rigenerazione secondo la coscienza, l’anima e il corpo e l’hanno portato felicemente a termine.

Questo processo di rinnovamento è legato al misterioso enigma che la Sfinge avrebbe dovuto porre ai viaggiatori, che molestavano e assassinavano le persone a Tebe: "Cos'è questo animale dotato di una voce che cammina a quattro zampe al mattino, su due a mezzogiorno, e su tre di sera?" Questo enigma è stato risolto da Edipo, che ha detto che questo animale è un essere umano, perché da piccolo si muove a quattro zampe, quando cresce su due, e nella vecchiaia si sostiene con un bastone, quindi ha tre gambe. Tuttavia, c'è un'altra soluzione più profonda a questo enigma [2].  È in relazione con l'analisi pitagorica dei tre numeri menzionati nell'enigma: 4, 2 e 3, che sommati danno 9, il numero naturale dell'uomo e dei mondi inferiori. Il Quattro rappresenta un uomo con una coscienza animale, primitiva, limitata al mondo della materia. Il due riguarda un uomo dotato di un intelletto terreno, la cui luce si mescola alle tenebre, quindi quest'uomo è in preda al mondo duale e percepisce il mondo in modo duale. Il Tre, invece, si riferisce a un uomo spirituale iniziato agli arcani dell'Opus Magnum, il quale, come risultato di una trasformazione alchemica e di una profonda conoscenza di sé, ha restaurato il microcosmo – come unità di spirito, anima e corpo – alla sua perfezione originale. È divenuto Manas, un saggio che può tornare alla sua patria spirituale perduta. 

Solo quando un uomo risolve questo mistero, l’enigma della vibrazione del tre, scoprirà il segreto della sua esistenza. Si libererà dalla sua immagine, specchio neutro (0) in cui si riflette il Volto del Padre-Madre, di Abba-Ama (1,2). Diventerà il Suo demut e celem.


[1] Jan van Rijckenborgh, Elementi della Filosofia della Rosacroce Moderna, Edizioni Lectorium Rosicrucianum, 2000.

[2]  Manly P. Hall, The Secret Teachings of All Ages, capitolo 6.

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